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La globalizzazione e la figura del doganalista

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La globalizzazione e la figura del doganalista

Intervista all’avvocato Lucia Umile di Corrado Tocci

Gli scambi commerciali tornano al centro delle politiche pubbliche nella società post-globalizzazione. Oggi intervistiamo l’avvocato Lucia Umile, che ha dedicato una parte importante della propria attività professionale a queste tematiche.

Consulente, si occupa di analisi e sviluppo organizzativo, gestione e sviluppo delle risorse umane, formazione, sistemi di valutazione e change management. Per oltre dieci anni è stata docente a contratto presso l’Università Telematica eCampus, dove ha insegnato Diritto doganale e Made in Italy.

Attualmente è consigliera del Consiglio Nazionale dei Doganalisti, dove presiede la Commissione “Contenzioso e regimi speciali”. È inoltre docente nel Master universitario di primo livello, nell’area tecnologico-gestionale, in Logistica multimodale – Dogane e commercio estero di Unitelma Sapienza.

Quali competenze deve possedere oggi chi si affaccia alla professione di doganalista?

Lucia Umile: La figura del doganalista, o spedizioniere doganale, riveste oggi un ruolo sempre più strategico nell’economia globale.

Con l’evoluzione del Codice doganale dell’Unione, la digitalizzazione delle procedure e le nuove sfide legate, ad esempio, al CBAM, ai dazi e all’origine preferenziale delle merci, le competenze richieste non sono più soltanto pratiche, ma anche altamente giuridiche, economiche e tecnologiche.

Come si diventa doganalista oggi?

Lucia Umile: Occorre sostenere un esame di abilitazione alla professione, preceduto da un tirocinio biennale presso uno studio doganale.

Si tratta di un percorso fondamentale, che presenta però alcune criticità: la disomogeneità della formazione, la scarsa reperibilità di studi disponibili e una preparazione spesso concentrata esclusivamente sulla pratica quotidiana.

Ritiene quindi insufficiente la formazione pratica offerta dal tirocinio?

Lucia Umile: Ritengo che possa risultare incompleta e poco adeguata al periodo storico.

Oggi è più che mai urgente valorizzare la formazione delle professioni all’interno della catena logistica, perché l’innovazione tecnologica richiede figure sempre più specializzate, ma difficili da reperire sul mercato.

Gli ostacoli principali risiedono nella scarsità di corsi professionalizzanti e nel limitato investimento delle piccole e medie imprese nella formazione delle giovani leve, spesso non considerata un investimento strategico.

Tra i diversi ruoli specialistici richiesti dalla logistica avanzata emerge, in particolare, la figura dello spedizioniere doganale.

Lei sostiene un modello nel quale il tirocinio venga parzialmente sostituito da una formazione universitaria. Come inciderebbe sulla preparazione dei futuri doganalisti?

Lucia Umile: Un corso universitario di alta formazione avrebbe un duplice valore: fornirebbe una preparazione sistematica e aggiornata e potrebbe sostituire una parte del tirocinio obbligatorio, analogamente a quanto già avviene per l’accesso alla professione forense attraverso le Scuole Forensi.

In questo senso esiste già un accordo di programma tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito, l’Agenzia delle Dogane e il Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali. Occorre semplicemente attuarlo.

Può indicarci un modello di riferimento già operativo?

Lucia Umile: Un modello virtuoso e già funzionante è quello realizzato nelle Marche dalla Fondazione ITS SMART Academy, in collaborazione con Confindustria.

Ho la fortuna di insegnare nel modulo “Logistica e Trasporti” e posso quindi constatarne quotidianamente i risultati. Il corso ha come elementi centrali una progettazione condivisa con le imprese e la presenza di docenti qualificati provenienti dal settore professionale di riferimento.

Ho incontrato giovani, anche stranieri, animati da una forte motivazione. I ragazzi sanno che si tratta di un percorso al termine del quale le possibilità occupazionali sono molto elevate, grazie alla preparazione ricevuta.

La sfida che mi propongo è replicare ed evolvere questo modello in ambito universitario. Ritengo che il corso potrebbe validamente sostituire un semestre di tirocinio.

Quali opportunità aggiuntive offrirebbe ai giovani questa evoluzione?

Lucia Umile: L’opportunità principale deriva dalla stretta connessione tra scuola e lavoro.

Le lezioni, tenute anche da professionisti esperti, fornirebbero un importante valore aggiunto agli studenti, qualunque sia il ruolo che sceglieranno di ricoprire nella catena logistica al termine del corso.

Gli studenti potrebbero conoscere il percorso delle merci, i soggetti coinvolti nelle diverse fasi della loro movimentazione, i processi intermodali e l’organizzazione della documentazione necessaria per ciascun passaggio.

Quali soggetti beneficerebbero di questa soluzione?

Lucia Umile: Il corso, così come lo immagino, rappresenterebbe un’opportunità vantaggiosa per tutti.

Per le imprese: potrebbero affidarsi a professionisti preparati secondo standard coerenti con le loro necessità.

Per i giovani: avrebbero a disposizione un percorso chiaro, che non li costringerebbe a sostenere due anni di tirocinio non retribuito e privo di garanzie, ma li inserirebbe immediatamente nel contesto lavorativo.

Per la categoria dei doganalisti: migliorerebbe la preparazione degli iscritti. Nel mio progetto, chi arriva all’esame non ha semplicemente accumulato ore all’interno di uno studio, ma ha superato prove scritte, teorico-pratiche e orali davanti a una commissione mista composta da università e imprese, come già avviene per l’esame finale ITS.

Qual è, in definitiva, il suo sogno?

Lucia Umile: Creare una nuova generazione di professionisti capaci di rendere le imprese italiane più competitive nell’esportazione, ridurre gli errori dichiarativi e aumentare la compliance.

Tutto questo è possibile soltanto passando da un apprendimento per “osmosi” a un apprendimento per “competenze”, garantendo al futuro doganalista non soltanto il saper fare, ma anche il sapere perché.

Intervista all’avvocato Lucia Umile
A cura di Corrado Tocci


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