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Città e Comunità Territoriali – Il Vero Confronto Economico e Sociale

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Città e Comunità Territoriali – Il Vero Confronto Economico e Sociale

Intervista a Nadia Falcone di Corrado Tocci

L’importanza dei territori torna al centro delle politiche pubbliche nella società post-globalizzazione. Anche in occasione della Consulta Nazionale di Pastorale Sociale e del Lavoro, svoltasi a Torino nel giugno scorso, è stato affrontato il tema “Rifare comunità: nuovi paradigmi per le aree interne”.

A questo riguardo intervistiamo la dott.ssa Nadia Falcone, laureata in Lettere con un percorso specificamente focalizzato sullo sviluppo delle aree interne.

Nel corso della sua attività si è occupata direttamente di ricerca sul campo per lo sviluppo delle aree interne, conducendo indagini territoriali, interviste qualitative ed elaborando analisi basate sullo studio e sull’osservazione diretta delle comunità locali.

Come vede il contrasto tra metropoli e borghi?

Nadia Falcone: Per oltre mezzo secolo ci hanno raccontato la grande illusione del secolo: che la concentrazione urbana fosse l’unico motore del progresso e che le grandi metropoli rappresentassero l’unica destinazione inevitabile per chiunque cercasse futuro, lavoro e modernità. Oggi quel modello mostra tutte le sue crepe.

Il bilancio tra la vita nelle grandi città e quella nelle comunità territoriali delle aree interne non può più essere calcolato soltanto attraverso la misura del Prodotto interno lordo per metro quadrato. Se applichiamo un’analisi economica e sociale approfondita, emerge una realtà del tutto diversa, nella quale i costi occulti dell’iper-inurbamento stanno diventando insostenibili, sia per il singolo cittadino sia per la collettività.

Quali sono, secondo il suo punto di vista, i costi occulti dell’inurbamento?

Nadia Falcone: Dal punto di vista economico e finanziario, la bolla immobiliare delle grandi città ha trasformato il diritto all’abitare in un lusso inaccessibile per le famiglie e per i giovani lavoratori.

Stipendi mediamente più alti vengono divorati da affitti sproporzionati, costi di trasporto e carovita.

Al contrario, nei centri interni e nei piccoli comuni, il costo della vita più contenuto e il minore costo di acquisto degli immobili rendono il reddito reale disponibile un fattore di stabilità e capacità di risparmio. Ciò vale soprattutto quando queste condizioni sono affiancate dalle nuove opportunità offerte dal lavoro a distanza e dalle agevolazioni fiscali territoriali, come le detrazioni per la prima casa e gli incentivi all’imprenditoria previsti dalla Legge n. 131/2025.

Come valuta la vivibilità e la sostenibilità del modello territoriale?

Nadia Falcone: Dal punto di vista sociale e della qualità della vita, il divario è ancora più netto. Mentre la metropoli produce spesso solitudine, atomizzazione e stress causato dagli spostamenti quotidiani, la piccola comunità conserva un importante capitale sociale: reti di mutuo soccorso, relazioni di vicinato e un senso di appartenenza che funge da vero e proprio ammortizzatore sociale naturale.

Concentrare milioni di persone in pochi chilometri quadrati genera costi enormi per la gestione dei rifiuti, il contrasto allo smog, la sanità pubblica e la manutenzione delle infrastrutture.

Al contrario, presidiare e ripopolare i territori interni significa distribuire il carico antropico, tutelare la biodiversità e ridurre il rischio idrogeologico.

Che impressione ha delle politiche europee a questo riguardo?

Nadia Falcone: Il quadro normativo nazionale ed europeo sta lentamente prendendo atto di questa necessità di riequilibrio. La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) e le direttive comunitarie sulla coesione territoriale nascono proprio per superare il predominio delle metropoli e restituire dignità economica ai territori marginalizzati.

Non si tratta di innescare una guerra ideologica tra città e campagna, ma di prendere atto che il modello centripeto ha raggiunto il punto di saturazione.

Riconnettere l’Italia significa comprendere che il futuro del Paese non si gioca soltanto negli skyline delle grandi città, ma anche nella capacità di garantire pari opportunità, servizi di qualità e uno sviluppo economico diffuso in ogni comunità.

È importante comprendere che non si può continuare a pianificare lo sviluppo nazionale esclusivamente a misura di metropoli: occorre investire nelle comunità territoriali.

Questa scelta rappresenta l’unico vero piano di riequilibrio economico, ambientale e sociale di cui l’Italia dispone.

Intervista a Nadia Falcone
A cura di Corrado Tocci


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