Intervista ad Alberto Bernardi di Corrado Tocci
Alberto, sei cresciuto in una famiglia cattolica di Rovigo e ti sei trasferito a Forlì, dove ti sei qualificato professionalmente e hai formato una famiglia. Hai partecipato, sin dalla prima metà degli anni Ottanta, alle iniziative della Pastorale del Lavoro diocesana e hai svolto attività politica nella provincia.
Nella Magnifica humanitas, Papa Leone XIV pone il mondo contemporaneo di fronte a un’alternativa: lasciarsi imprigionare in un’utopia tecnologica alimentata dall’orgoglio e indifferente ai costi umani che essa produce, oppure edificare insieme un mondo capace di sostenere lo sviluppo armonioso di tutti.
Alcune domande sorgono spontanee. La prima riguarda la capacità delle nostre società di accogliere e sostenere ogni persona e la sua inalienabile dignità, senza distinzione tra giovani e anziani. La seconda nasce dalla consapevolezza che non stiamo costruendo soltanto per l’oggi, ma stiamo gettando le basi della società di domani e dobbiamo farlo con responsabilità.
In altri termini, ci viene ricordato di non dimenticare né l’equità intergenerazionale né la responsabilità verso i diritti delle generazioni future.
Alberto Bernardi: Non capita spesso di parlare con i miei figli ma, quando accade, ci sforziamo entrambi di ascoltare e parlare senza accavallarci.
Solitamente iniziamo la discussione chiedendo come va il lavoro, parlando delle amicizie e degli hobby e, da lì, finiamo per affrontare tanti altri argomenti.
Ad esempio, il mio secondogenito ha 35 anni ed è rientrato in Italia da tre anni, mentre i cinque anni precedenti li ha trascorsi ad Amsterdam svolgendo diversi lavori.
Da quando lavora in un’azienda del settore nautico – in pratica fa il falegname e produce arredamenti per imbarcazioni – mi dice che, con il tempo, ha imparato a conoscere i colleghi e ad accettare i tempi di lavorazione. Soprattutto, manifesta un importante desiderio di conoscenza e non vuole accontentarsi di essere un semplice operaio: non accetta questa definizione, vuole progredire e migliorarsi. Penso che stia cercando una propria dimensione come artigiano o che desideri applicare quanto ha appreso svolgendo un’attività in proprio.
Ne abbiamo parlato, anche se non a lungo. È stato tutto molto conciso, forse perché oggi i ragazzi non dedicano molto tempo alla discussione e la ritengono superflua.
Alberto Bernardi: La famiglia e il contesto sociale nel quale sono cresciuti sono fondamentali affinché possano diventare uomini liberi e dotati di un pensiero autonomo.
Oggi i coetanei dei miei figli hanno obiettivi diversi, forse nuovi, e pongono al centro dei propri interessi sé stessi e il proprio benessere. Confrontandosi successivamente con il mondo che li circonda, giungono alla conclusione che il sistema nel quale vivono difficilmente riesce ad adattarsi alle loro aspettative.
Alberto Bernardi: Il confronto è questo: oggi un giovane che entra nel mondo del lavoro, tenendo conto almeno delle norme fiscali e di quelle sul lavoro, può aspettarsi uno stipendio basso. Facendo il paragone con l’esperienza lavorativa all’estero del mio secondogenito, si prospettano una mancata carriera e uno scarso riconoscimento del lavoro svolto.
Si parla molto delle piccole aziende artigiane o commerciali e della frammentazione di queste realtà, confrontandole con i grandi gruppi industriali. A suo dire, tuttavia, sono proprio i piccoli artigiani e commercianti a interpretare meglio questo mondo, combattendo quotidianamente tra leggi, norme e regolamenti che frenano qualsiasi desiderio di sviluppo.
Alberto Bernardi: A loro dire, le persone migliori sono quelle che riescono ad adattarsi meglio a questa società, senza inseguire il benessere a tutti i costi e accettando quanto il proprio lavoro riesce a offrire.
Significa anche riscoprire un mondo che nessuno mostra più, nel quale coltivare un orto o allevare delle galline rappresenta un ritorno a quanto di più semplice e reale vi sia.
Il confronto con ciò che avveniva anni fa può essere superfluo e sbagliato, ma abbiamo perso molto di quel patrimonio accumulato fin dal dopoguerra. La continua ricerca del benessere ci ha fatto dimenticare quel sapere e ha interrotto la sua trasmissione alle generazioni successive.
Alberto Bernardi: È una domanda difficile e complessa. Per quanto ho potuto constatare, i ragazzi tendono a elaborare un proprio pensiero sulla base di ciò che hanno appreso, degli strumenti a loro disposizione e delle persone che frequentano.
Esiste, però, una certa propensione a rinunciare a investire nel futuro, perché mancano basi solide per una reale crescita personale. Sono consapevoli che la conoscenza è fondamentale e che, se ben acquisita, rende tutti capaci di comprendere la realtà ed elaborare un pensiero autonomo.
Su questo aspetto esiste molta critica, perché la scuola non si è adeguata ai cambiamenti del tempo, ma si è assestata sugli indirizzi ministeriali e sui programmi scolastici. Anche gli insegnanti sembrano provare poca soddisfazione nello svolgimento del proprio ruolo.
Alberto Bernardi: La società nella quale viviamo propone modelli di vita concentrati esclusivamente sul benessere individuale. Questo avviene perché i giovani sono “prigionieri” della pubblicità.
Non viene insegnato loro che una rinuncia o, per meglio dire, una scelta compiuta oggi può trasformarsi in una realtà futura. Tutto ciò viene favorito da interessi economici rivolti al profitto, che considerano i giovani soltanto come consumatori dai quali ci si aspetta che accettino quanto viene loro proposto.
Strumenti come Internet, le domeniche allo stadio o le ore trascorse a fare l’apericena diventano il risultato di un’assenza di educazione e conoscenza, nonché della mancanza di sogni e obiettivi.
«Perché dovrei sacrificarmi o andare a lavorare per ricevere uno stipendio da fame che non mi permette di creare nulla?»
Alcuni giovani preferiscono rinunciare al futuro e accettare il presente così com’è, piuttosto che continuare ad arricchire chi ha dimenticato – o non vuole ricordare per i propri interessi – quei principi morali che i nostri padri fondatori hanno inserito nella Costituzione, ma che non ritroviamo, almeno in parte, nell’economia reale.
Alberto Bernardi: Oggi, per stimolare l’interesse e la curiosità dei giovani, bisogna offrire loro strumenti capaci di generare nuove sollecitazioni.
Spesso mancano di manualità perché non hanno mai costruito qualcosa con le proprie mani o provato ad aggiustare una bicicletta o un motorino. Di conseguenza, non hanno la minima idea di come iniziare.
Stimolando la loro curiosità e il loro interesse, anche attraverso l’interazione con Internet, si possono creare gruppi capaci di offrire risposte e avanzare proposte, nei quali i giovani possano crescere con il desiderio di apprendere e condividere.
Successivamente si può pensare anche alla creazione di luoghi fisici nei quali incontrarsi.
Pochi ascoltano il telegiornale o seguono gli eventi, perché l’informazione è confusa e contraddittoria. A volte sembra di assistere a un telefilm di guerra: chi muore non è qui tra noi e, pertanto, ciò che accade viene percepito come qualcosa di irreale.
Alberto Bernardi: Vivere la realtà delle cose significa condividere il percorso formativo dei giovani, lasciando loro spazio per confrontarsi e cercando di capire ciò che i media stanno comunicando.
Bisogna mostrare loro quanto i rapporti interpersonali siano importanti per la crescita di ciascuno.
Non è vero che i giovani non sappiano cosa fare. Il problema è che non viene loro permesso né di agire né di sbagliare. Questa società non vuole uomini dotati di conoscenza, ma soltanto persone che siano consumatrici di beni e servizi.
I giovani possiedono una naturale curiosità, un desiderio di apprendere e confrontarsi che è stato ben compreso, ma che viene contrastato quotidianamente.
Hanno bisogno soprattutto di spazio: spazio per esprimersi, capire, confrontarsi, studiare, divertirsi e crescere.
Le piazze non esistono più e le partite di calcio o di pallacanestro sembrano essere diventate occasioni nelle quali sfogarsi ed esprimere tutta la propria rabbia.
Utilizzando strumenti adeguati come la rete e recuperando anche l’esperienza delle vecchie scuole professionali, penso si possa accrescere la curiosità dei ragazzi. In questo modo, giorno dopo giorno, possono nascere nuove amicizie, nuovi confronti e nuovi obiettivi da raggiungere.
Alberto Bernardi: Lo Stato deve essere guidato da persone capaci. Occorrono visionari in grado di tradurre concretamente i cambiamenti della società.
Non servono soltanto divieti: bisogna educare, prendere per mano i desideri dei giovani e trasformarli in fatti concreti.
Mi piace pensare che i giovani del futuro saranno come i palazzi di Venezia: li vediamo belli e alti, ma le loro fondamenta sono sott’acqua. Esistono, anche se non riusciamo a vederle. Si tratta soltanto di ricordare ai giovani com’è fatta una casa: sapranno loro come muoversi, ne sono sicuro.
Intervista ad Alberto Bernardi
A cura di Corrado Tocci
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