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La forza della ragione – Il Silenzio dei Cattolici e “L’omofobo” Fontana
di Gianni Di Noia

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La forza della ragione – Il Silenzio dei Cattolici e “L’omofobo” Fontana
di Gianni Di Noia

Nel  caos di questi giorni, è forte la tentazione di commentare le notizie che in rapida successione affollano i nostri notiziari informativi. La sensazione diffusa in molti è quella di un caos generale, di un disordine in settori  tanto diversi che si potrebbe passare le ore a parlare o a scrivere. In questo tranello può cadere chi scopre oggi una situazione imprevista e non riesce a spiegarsi le cause. Non può certo sorprendere chi da tempo aveva visto i semi di una crisi che oggi mostra a tutti i suoi effetti.

In Italia la reazione a questo caos è stata finora silenziosa, nel silenzio delle urne non sono stati puniti dei partiti o degli uomini politici, è stata punita anche una cultura che negli ultimi anni ha issato bandiere ideologiche tendenti a costruire un modello di società aperta, che portava con se un cambiamento di valori trainato dal vorticoso cambiamento di stili di vita indotti dalle rapidissime innovazioni tecnologiche.

Questo collegamento tra innovazioni tecnologiche e innovazioni valoriali, è stato finora subito da una parte sempre maggiore della popolazione, incapace di comprendere gli effetti di questi cambiamenti, ed è stato subito da chi invece pur accogliendo la rivoluzione tecnologica, ne contestava la caratteristica competitiva ed elitaria ed il rischio che la rivoluzione dei valori avrebbe distrutto il tessuto comunitario della nostra società.

Quello che nel tempo non sono mai cambiati sono i bisogni primari delle persone, bisogni che per essere soddisfatti necessitano di un sistema, di un’organizzazione sociale che generi la capacità di generare lavoro per tutti affinché tutti possano procurarsi il necessario per vivere. A questo si è per esempio sempre riferita la Chiesa che in diversi papi ed in diverse encicliche ha più volte richiamato l’importanza di uno sviluppo integrale della persona e della società. Dove, pur senza entrare nei dettagli, per “integrale” si intendeva un complesso di aspetti dello sviluppo esclusi invece dal modello competitivo di capitalismo finanziario che si andava affermandosi.

La crisi globale per chi non l’avesse capito, ha solo messo in evidenza i limiti di uno sviluppo “non integrale” ed insostenibile.

Quel mondo che per anni ha teorizzato una società aperta e libera, senza spiegare come soddisfare concretamente i bisogni primari delle persone, che teorizzava il mercato come soluzione di tutti i mali, ha per anni osteggiato chi invece ha sempre difeso un modello di società che ispirandosi alla realtà della famiglia basata su uomo e donna, generatori di figli di cui occuparsi responsabilmente nella costruzione di percorsi di vita che inevitabilmente richiedono un orizzonte di lungo periodo, compito che richiede nei genitori l’analisi integrale del progetto di vita per un figlio.

Di fronte all’evidenza della crisi del modello di sviluppo basato sulla globalizzazione finanziaria che la storia sta ponendo davanti ai nostri occhi, puniti da un numero sempre maggiore di tornate elettorali in diversi paesi del mondo, non stiamo assistendo a nessuna verifica e analisi degli errori del passato. Si assiste invece alla stancante demonizzazione dell’avversario, evocando un ritorno improbabile del fascismo e del nazismo.

Prova ne sono gli episodi successivi all’elezione dei presidenti di Senato e Camera, a cui sono seguiti discorsi per nulla evocativi di tempi bui passati. Insomma nessun ritorno al passato, ma le reazioni di un certo mondo di “aperte” vedute sono apparse esagerate. Appare quindi evidente da che parte sta l’intolleranza e lo scarso senso di democrazia. Segno ancora più evidente di debolezza. Come i bambini che quando stanno perdendo la partita si vogliono portare via il pallone. Ci può stare, e fa anche un certo effetto assistere a questo spettacolo.

Un episodio però è apparso antipatico ed esagerato. Lo striscione apparso in Parlamento che definisce l’onorevole Lorenzo Fontana appena eletto come Presidente della Camera risulta pesantemente offensivo (immagino i commenti a parti invertite) per il ruolo istituzionale, ma in particolar modo offensivo per l’epiteto “omofobo” evidentemente riferito ai valori cristiani in difesa della vita e della famiglia più volte apertamente e coraggiosamente espressi dall’onorevole Fontana. La manifestazione di questi valori è stata evidentemente premiata dai suoi elettori, e tanto basterebbe ad un certo mondo cattolico politicamente impegnato ad esporsi con maggior coraggio per beneficiare speculativamente di un maggior ritorno elettorale. E invece niente. Silenzio assoluto. La polemica interna al centro destra ha assorbito il dibattito di questi giorni. Eppure un pensiero mi gira per la mente: come si può non sentirsi colpiti, offesi, dell’epiteto “omofobo” riferito a Fontana in relazione alla sua fede cristiana e quindi rivolto a tutti i cristiani credenti nei valori di difesa della vita e della famiglia?

Il silenzio dei cattolici è abbastanza assordante. Non stupisce ma addolora. La crisi dei cattolici è evidente nelle nostre parrocchie, nelle celebrazioni, nelle varie associazioni e nei movimenti. Ne abbiamo già parlato nelle pagine di questo sito. E la crisi è ancora più grave mentre emergono tutte le incongruenze e le falsità del modello di società “aperta” di cui sopra.

E’ forse inutile polemizzare con l’avversario ma è urgente l’esigenza di tornare a parlare dei valori cristiani nel fondamento della società moderna. E’ importante recuperare la capacità di argomentare le proprie tesi, la capacità di riportare in vista l’insegnamento della dottrina sociale delle Chiesa proprio oggi che viene a galla la giustezza degli avvertimenti lanciati negli anni dalle encicliche di diversi papi.

Proprio oggi che la storia rende omaggio alla forza della ragione (intesa come capacità di elaborare pensieri, ragionamenti) ispirata dai valori cristiani, pare che non ci siano validi difensori. O forse no. Sono convinto che ci siano validi difensori della “ragione cristiana”, è solo ora di uscire con coraggio allo scoperto. Cardinali, vescovi, sacerdoti, suore, ma specialmente laici, è tempo di alzare la voce e tornare a formare le nuove generazioni per coniugare il futuro che sarà realizzato con le innovazioni tecnologiche con i valori cristiani formati attraverso l’esperienza della realtà vissuta.


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