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San Valentino una Chiesa Madre nell’Alto Medioevo.

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San Valentino una Chiesa Madre nell’Alto Medioevo.

Domenica 31 luglio alle ore 20,00  Vi sarà un momento di preghiera legato alla Rievocazione Storica di quanto, come anche in questo momento di calo di religiosità e di testimonianza ecclesiastico/istituzionale, mancava la cura dello spirito e la preghiera, proprio per la carenza della presenza ecclesiastica, gli abitanti dei territori della Diocesi Forum Novum si organizzarono, motu proprio, spingendo il clero e le varie Famiglie Signorili, ad istituzionalizzare la Chiesa Matrice significante che in essa c’era la presenza dell’Arciprete, per la cura delle anime, scelto dal Cardinale Vescovo della Diocesi di Forum Novum.

Cosi ella diventa la Chiesa Madre della Campagna Foronovana e del Castello di Torri; dove nell’anno 1343 troviamo un Arciprete e tre Canonici. Il Clero di San Valentino ha dovuto, durante i secoli bui dopo l’anno mille, curare la catechesi e la celebrazione di alcuni Sacramenti, soprattutto dell’Eucaristia. La comunità ed il Clero di San Valentino hanno vissuto l’esperienza della devastazione saracena dell’Alto Medioevo e la costruzione, nel Basso Medioevo, del Castello di Torri. Il Clero di San Valentino ha dato servizio pastorale alle varie Cappelline della Campagna Foronovana e anche alla Cappella San Giovanni Battista nel Castello; dove nell’anno 1343 era amministrata da Cinque Chierici.

La Chiesa e la comunità cristiana di San Valentino hanno operato durante il governo dei Longobardi, dell’Impero Carolingio, della Camera Apostolica e della famiglia romana nobile Orsini, arrivata a Torri nel 1368. Nel XIV secolo, come in altri paesi, la popolazione della Campagna Foronovana, passa ad abitare nel Castello di Torri, per proteggersi dal brigantaggio creatosi sul territorio e dalla Peste Nera del 1347/57.

Questa scelta popolare viene sostenuta, sia dalla Camera Apostolica che dagli Orsini. L’esperienza dell’incastellamento, ha portato la gente di Torri a dare più importanza alla Cappella Parrocchiale di San Giovanni Battista nel Castello; iniziando a riversarle alcuni diritti Parrocchiali, che appartenevano alla Chiesa Matrice Arci/Presbiterale di San Valentino.

Questo processo portò, lentamente, la Chiesa di San Valentino a perdere attenzioni, da parte del Clero e della popolazione, inversamente a quanto avveniva con la Cappella del Battista, al punto, che verso l’inizio del XV secolo essa diventa la Chiesa Parrocchiale del territorio di Torri. Il passaggio implica che la stessa comunità cristiana di San Valentino si chiamerà di San Giovanni, avendo cambiato il Santo Patrono, dopo tanti secoli. La conseguenza dell’Incastellamento porta, perciò, l’attenzione di tutti ad orientarsi nella direzione della nuova Chiesa Parrocchiale del Battista, trascurando sia la Chiesa che il Cimitero di San Valentino.

Già dalla Visita Pastorale del Vescovo della Sabina Felice Centini nel 1636, non si nominano queste due realtà ecclesiali; il che significa che ormai sono andati in rovina. La Chiesa di San Valentino, era spaziosa circa 72 mq, ed aveva sull’ambone l’affresco che raffigura San Valentino, San Giovanni Battista e la Madonna, questo fu rilevato durante la visita del Cardinale Vescovo della Diocesi Sabina, con sede a Magliano, Gabriele Paleotti nel 1594, che invitava il Clero della Collegiata di Torri, da una parte, di realizzare dei lavori di restauro e di dedicare una festa in onore di San Valentino per non perderne il culto. Questa linea di attenzione alla Chiesa Parrocchiale ha continuato nel Cinquecento e nel Seicento, in modo particolare quando essa viene elevata alla dignità di Collegiata.

In quel periodo la Chiesa di San Valentino fu abbandonata, le con/cause sono varie. Questo processo di abbandono poi lo hanno subito anche le altre cappelline del territorio della campagna Foronovana. La nostra comunità odierna ha sentito l’esigenza storica e pastorale di fare memoria della Chiesa di San Valentino, cosi la ha riposta nel suo cuore per il futuro, come riconoscenza per quello che aveva fatto per i nostri amati avi torresi nell’Alto e nel Basso Medioevo, a monito anche di quanto sta succedendo ora con la riorganizzazione del clero senza tener conto del sentimento e delle esigenze del territorio e delle collettività che lo popolano 

Carlo Antellini

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